Nel 2025, secondo il Rapporto Eures e il monitoraggio di Non Una Di Meno, almeno 85 donne sono state uccise in Italia, la maggior parte da partner o ex partner. Ogni numero è una vita spezzata, una famiglia distrutta, una ferita collettiva. La strage continua, e il bisogno di memoria, educazione e azione resta urgente.
Anche in Australia, la violenza contro le donne rimane una delle emergenze più gravi. Secondo fonti indipendenti, una donna è stata uccisa ogni quattro giorni da un uomo. Questi dati allarmanti confermano che il femminicidio non è un fenomeno isolato, ma sistemico, radicato in dinamiche di potere, controllo e disuguaglianza che attraversano ogni strato della società. Il 25 novembre ci invita a fermarci, riflettere e agire. È una giornata che ci chiama a riconoscere il dolore, la resistenza e la dignità delle donne che subiscono violenza, spesso dentro le mura domestiche, spesso da chi diceva di amarle.
La nostra associazione di donne italo-australiane ha sempre sentito il dovere morale e civile di essere in prima linea in questa battaglia. Negli anni, abbiamo organizzato incontri, letture, testimonianze e momenti di confronto per sensibilizzare la comunità su un fenomeno che non conosce confini geografici, culturali o sociali.
Nel 2019, abbiamo voluto lasciare un segno tangibile nel cuore di Five Dock, un sobborgo nell’Inner West di Sydney: una panchina rossa, collocata in un punto centrale e molto frequentato, vicino all’ufficio postale. Quel gesto, semplice ma
potente, è diventato un simbolo visibile, un luogo di memoria e consapevolezza. “Come voi potete vedere – dichiarai allora – le panchine rosse diventano fortemente visibili, diventando simboli fisici che, speriamo, attraggano l'attenzione di tutti coloro che camminano attraverso le strade o nei parchi. Allo stesso tempo ci auguriamo che diventino un posto per divulgare la conoscenza di questo preoccupante fenomeno, la violenza contro le donne.”

Nonostante i progressi in termini di consapevolezza pubblica e politiche di genere, come evidenziato nel recente Status of Women Report Card 2025, la realtà dei numeri ci impone di non abbassare la guardia.
Le panchine rosse, come quella installata dalla nostra associazione, restano oggi più che mai necessarie. Sono simboli silenziosi ma eloquenti, che parlano a chi passa, a chi si ferma, a chi riflette. Ricordano le vite spezzate, ma anche la responsabilità collettiva di costruire una cultura del rispetto, dell’ascolto e della prevenzione.
Le prime panchine rosse apparvero a Milano, e da allora hanno colorato piazze e parchi di Torino, Genova, Firenze e molte altre città italiane e internazionali. Sono diventate un linguaggio universale: discreto, ma potente.
“Non ci sono confini geografici o culturali – aggiunsi – fino a quando la violenza continua, noi non possiamo dire che stiamo facendo progressi per l’eguaglianza, lo sviluppo e la pace.”
Per questo, voglio rinnovare il mio ringraziamento al Comune di Canada Bay, che ha accolto il nostro progetto con sensibilità e lungimiranza, scegliendo un luogo visibile e significativo per la nostra panchina rossa. E voglio lanciare un appello: che altre municipalità seguano il nostro esempio, affinché ogni panchina rossa diventi un presidio di memoria, educazione e speranza. “Educazione, cultura e discriminazione – concludevo allora – devono essere un lavoro giornaliero da perpetrare in tutti i posti della società.” Oggi, quelle parole restano più che mai attuali.
E noi, come associazione, continueremo a pronunciarle, a viverle e a trasformarle in azione.
Concetta Cirigliano Perna
















