Cinque anni fa la Presidente Franca Arena mi invitò a far parte del Comitato Esecutivo dell’Associazione Nazionale Donne Italo Australiane. Accettai con entusiasmo, alla luce delle interessanti attività svolte dall’Associazione nei primi vent’anni dalla sua nascita.
Sono arrivata in Australia nell’anno della sua costituzione ed ero alla prima assemblea nazionale. È stato il mio primo bagno di folla nella comunità italiana. Ricordo il fervore contagioso di Franca nella conduzione del convegno e delle centinaia di donne giunte da ogni parte d’Australia. L’atmosfera era vibrante e tutte erano animate dalla consapevolezza di realizzare qualcosa di significativo e utile per la nostra comunità.
La realtà australiana mi era ancora sconosciuta. Confesso che mi sembrava strana la necessità di un’associazione che dovesse dare voce alle donne immigrate. Le donne in Italia avevano già fatto molti progressi in termini di emancipazione e collocazione nella società.
Con il tempo invece ho capito la funzione e l’importanza.
L’Australia presentava due volti: da una parte era evoluta e proiettata verso il futuro. Nei servizi oserei dire che era all’avanguardia. Per esempio le bollette si pagavano già al telefono e le carte di credito erano usate anche per piccole transazioni, mentre ancora oggi in Italia si fanno code interminabili ai vari sportelli e le carte di credito sono accettate con reticenza.
In alcuni aspetti sociali, tuttavia, mi sembrava che il Paese procedesse più a rilento. Per esempio il diritto al congedo retribuito per la maternità non esisteva (e solo recentemente è diventato argomento di dibattito in Parlamento). Pertanto le donne, nel diventare mamme, rinunciavano alla carriera: era naturale avere quattro, cinque figli e rimanere a casa. Donna regina del focolare domestico. Questo malgrado che le donne australiane avessero ottenuto il diritto di voto nel 1902, quasi mezzo secolo prima delle donne italiane.
In questo contesto, la donna immigrata era doppiamente debole e indifesa. Non solo per il provincialismo culturale dell’Australia, ma anche per i pregiudizi nei confronti delle donne che gli uomini italiani avevano portato con sé nel nuovo mondo.
D’altra parte fino alla seconda metà degli anni Settanta il ruolo delle donne non aveva trovato riconoscimento nella storiografia sull’emigrazione. Eppure il loro è stato un ruolo significativo, benché ‘silenzioso’. Se ancora oggi circa il 60% dei giovani australiani di origine italiana parla italiano e sente il legame con le proprie radici, lo si deve solo all’impegno tenace delle nonne e delle mamme.
L’Associazione delle donne italo-australiane, con le sue pubblicazioni, ha reso possibile la comprensione dell’esperienza migratoria da un’angolatura al femminile e ha messo in luce i valori più profondi che le donne hanno portato con sé. Valori che hanno contribuito a forgiare la società australiana, in quegli anni ancora assetata di darsi una propria identità. L’associazione ha inoltre rappresentato un punto di riferimento fondamentale e momenti di aggregazione per centinaia di donne che hanno potuto confrontare le proprie esperienze e trovare sostegno reciproco nel superamento dei tanti ostacoli in un Paese che ha dato tanto, ma spesso a un prezzo molto alto.
L’Associazione Nazionale Donne Italo-Australiane può essere di esempio per le decine di associazioni femminili che stanno nascendo oggi in Italia per ‘dare voce’ alle donne immigrate. La storia si ripete, in forme e modalità diverse, ma nella sostanza i problemi della condizione di immigrati sono sempre gli stessi. Sono universali. Vanno oltre il tempo e lo spazio.
L’emigrazione dall’Italia si è fermata negli anni Settanta, le donne di origine italiana hanno fatto enormi passi in avanti, la prima e seconda generazione sono ben inserite a tutti i livelli della società australiana, le loro esigenze sono cambiate.
Anche la nostra Associazione dovrà adeguarsi a questi cambiamenti. Dovrà certamente modificare la propria ragione di essere, affrontare nuove sfide e porsi nuovi obiettivi.
Lo farà con la stessa dedizione, integrità e orgoglio che l’hanno contraddistinta in questi primi meravigliosi venticinque anni.
Concetta Cirigliano Perna AM










